" Ugo Lo Pinto fotografa il prodigio, l’installazione impossibile, la fantasmagoria dell’immaginazione. Un’apparizione estremamente cinematografica - vicina alla poetica di Bergman e a quelle scene del cavaliere che giocava con la morte - ma pregna di un lirismo arcaico, basato su quella simmetria e disposizione delle figure tipica dei frontoni ateniesi e dei sarcofagi alessandrini. Collocandosi tra surrealismo ed ellenismo, l’immagine di Lo Pinto si colloca nelle migliori odierne altezze paradisiache".
Corrado Radini Tedeschi
( Esposizioni triennali arti visive - Roma 2014 - ed. Mondadori )